Cosa vedere

Terra ospitale di innegabile bellezza, ricca di eccezionali testimonianze storiche ed archeologiche, aree verdi e coste affacciate su un mare tra i più puliti d’Italia. Questo è il Cilento, l’area più bella della regione campana, con un litorale in parte ancora selvaggio segnato da spiagge dorate, calette e scogliere; paesi caratteristici annidati tra colline e montagne; affascinanti borghi che profumano di mare e un rigoglioso Parco Nazionale, vero e proprio “santuario della natura” e “paesaggio vivente” protetto dall’Unesco. In questi luoghi la Magna Grecia incontra la dieta mediterranea, i miti antichi si intrecciano a quelli moderni, l’azzurro del cielo si confonde con quello del mare in un susseguirsi di splendide vedute scenografiche. Dai templi di Paestum alle fortezze costiere, dalle rovine di Velia al monastero di San Lorenzo, dal mito di Palinuro ad Hemingway, da Punta Licosa alle Dolomiti del Sud, il Cilento riserva sorprese stupefacenti. Si fa presto a restare affascinati da questo territorio magico, così variegato e allo stesso modo autentico, straordinario luogo di vacanza e relax che ammalia il visitatore come la sirena Leucosia ammaliò Ulisse.

CHIESA CATTEDRALE DI POLICASTRO BUSSENTINO

L’origine della cattedrale affonda le sue radici nella leggenda: si tramanda, infatti, che la chiesa sia stata costruita su un precedente tempio pagano dedicato a Castore e Polluce e che la sede vescovile di Policastro sia stata fondata dall’ apostolo Paolo nel I secolo
durante il suo viaggio da Reggio a Pozzuoli. In realtà il ricordo del tempio pagano si perde nel tempo e, per quanto riguarda una primitiva chiesa cristiana, il più antico documento esistente risale al 501 e ricorda la presenza del vescovo Rustico al III sinodo romano.
E’ probabile che a quel tempo la comunità religiosa di Bussento solesse incontrarsi in una “domus ecclesiae”, che era un luogo abituale di riunioni nei primi secoli del cristianesimo. Fu con l’arrivo dei Bizantini, mezzo secolo più tardi, che fu eretta una cella
triabsidata detta tricora. Essa fu inizialmente utilizzata per celebrare riti funerari. Questa tricora può considerarsi l’iniziale costruzione della cattedrale e risale alla fine del VI secolo.
La pianta è di tipo basilicale, con transetto sopraelevato per la presenza di una cripta.
Nel muro della scala di accesso alla sacrestia vi è un’iscrizione :
“Nel tempo del Re Guglielmo II il Buono il vescovo Giovanni III fece fare quest’opera in onore del signore e della Beata Vergine Maria il 1167.”

CHIESA E CONVENTO DI SAN FRANCESCO

Nel XIII secolo Policastro acquistò prestigio grazie al rinnovamento spirituale operato da San Francesco d’Assisi.
Tre furono gli ordini religiosi da lui fondati: i Frati Minori, le Clarisse ed i Terziari. Al tempo di San Francesco sorsero vari conventi di Frati Minori e, di certo, uno dei primi fu quello di Policastro. Il convento doveva essere grandioso come si vede dai resti che si trovano accanto all’ attuale cimitero.
Esso ebbe vita per circa tre secoli fino a l tempo in cui vennero i conti Carafa (1496). La Chiesa è di stile gotico e fu costruita al principio del XIII secolo Passato re di Spagna Giuseppe Bonaparte, era salito al trono di Napoli Gioacchino Murat, maresciallo francese e cognato di Napoleone (ne aveva, infatti, sposato la sorella Carolina nel 1800). Sia Giuseppe Bonaparte che Murat iniziarono molte opere di riforma ed emanarono anche leggi eversive in materia politica e religiosa.
Nel 1806, dunque, per effetto delle leggi emanate da Gioacchino Murat che vennero applicate a chiese e a conventi, la chiesa di San Francesco passò allo stato.
Il convento ospitava un gruppo di Frati Minori Osservanti e, naturalmente, era dedicato a San Francesco. Quando fu attuata la confisca nel convento vi erano solo due monaci, uno ottantenne, l’altro settantenne che, in seguito, furono trasferiti uno nel convento
di Roccagloriosa, l’altro a San Giovanni a Piro per ordine del vescovo.

IL CASTELLO DEI SAN SEVERINO

Il castello di Policastro Bussentino fu eretto dai Bizantini sulla collina sopra il paese nel VI sec. d.C. Di certo subì varie devastazioni se l’antica città di Bussento, chiamata Policastro nel VI sec. dai bizantini, fu distrutta da varie invasioni barbariche.
Nel 1296 il castello aveva già una “torre maestra”. Nel secolo XIV l’edificio fu ampliato e rafforzato ad opera di Giacomo Sanseverino, figlio di Ugo, conte di Potenza e protonotario del Regno di Napoli, come è possibile leggere sulla lapide marmorea posta sopra la porta orientale:
“Fece fare quest’opera il magnifico signore Giacomo Sanseverino, uomo d’arme, figlio del Conte di Potenza. Il maestro Giacomo Trifognano eseguì l’opera nel settimo mese dell’anno del Signore 1309.”
Giacomo Sanseverino, avendo visto che l’antica rocca bizantina, ormai fatiscente da sei secoli non avrebbe mai potuto resistere agli attacchi dei nemici, ne affidò il restauro al maestro Giacomo Trifognano. Quest’ultimo, coadiuvato da muratori del paese e dei centri vicini, nello stesso sito, a 500 metri dal mare, ne allargò il perimetro e ricostruì completamente la Torre principale. Da un’antica tela dell’Altare di S. Maria delle Grazie della Cattedrale di Policastro si può notare la forma del castello (edificio medievale).

IL FIUME BUSSENTO

Il Bussento è un fiume della provincia di Salerno in Campania.

Nasce alle falde del monte Cervati a 900 m s.l.m. dalla sorgente di Varco La Peta nel comune di Sanza.[1] Dopo circa 20 km il corso d'acqua si immette nella diga artificiale del lago Sabetta. Il fiume riprende il suo corso e nei pressi di Caselle in Pittari si inabissa in un grande inghiottitoio e passando sotto il monte Pannello, riemerge dopo 5 km circa a Morigerati.[2] Dopo aver ricevuto l'affluente Bussentino, sfocia nel mar Tirreno, nel Golfo di Policastro, due km ad ovest dal centro di Policastro Bussentino.

Lungo 37 km e con un bacino idrografico di 352 km², è uno dei più importanti fiumi del Cilento.

PAESTUM NEL CILENTO

L’area archeologica di Paestum è una dei principali siti archeologici del mondo ed è riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio dell’Umanità. La città fu fondata nella Piana del Sele (soprannominata la Piana degli Dei) dai coloni greci agli inizi del VI sec. a.C con il nome di Poseidonia, la città di Nettuno.

In seguito fu occupata dai lucani che la ribattezzarono Paistom, nel 273 a.C. Roma vi fondò la colonia latina di Paestum dotandola di terme, foro e anfiteatro. Nel V sec. d.C Paestum assunse a rango di diocesi per essere successivamente abbandonata a cause delle incursioni saracene e dell’estendersi delle paludi. Completamente caduta nell’oblio bisognerà aspettare fino alla metà del ‘700 per scoprire i suoi resti. La città antica è circondata da circa 5 km di mura, considerate uno dei sistemi di fortificazione meglio conservati della Magna Grecia, su cui si aprono le 4 porte principali di accesso (Porta Aurea, Porta Giustizia, Porta Sirena e Porta Marina).
Al suo interno si distinguono tre aree: due sacre (il santuario settentrionale e quello meridionale) ed una pubblica al centro (prima Agora greca e poi Foro Romano). Nei due santuari si possono ammirare tre splendidi esempi di architettura templare di ordine dorico perfettamente conservati, vale a dire: il tempio di Cerere, dedicato ad Athena, il grandioso tempio di Hera (impropriamente detta basilica), consacrato alla dea della fertilità e, il tempio di Nettuno sacro forse ad Apollo.

AREA ARCHEOLOGICA DI VELIA

Velia, l’antica Elia (dal nome della sorgente locale Hyele), fu un’importante città della Magna Grecia fondata intorno al 540 a.C. da esuli di Focea sulla sommità di un promontorio.

Nel V sec. a. C. la città era nota per i floridi commerci e soprattutto, per la scuola filosofica eleatica fondata da Parmenide e Zenone. In Età Romana, divenuta municipio con il nome di Velia conobbe un periodo di grande sviluppo fino a quando il progressivo insabbiamento dei due porti costruiti dai focei e le catastrofiche alluvioni decretarono la fine della sua potenza economica (IV sec. d. C.).
Nel Medioevo l’abitato si ritirò sull’acropoli dove venne costruito un castello con torre di avvistamento (ancora visibile). Nel corso del Seicento, la città fu progressivamente abbandonata. L’area archeologica di Velia, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, comprende i tre nuclei in cui si articolava l’antica città, ovvero il quartiere meridionale, il quartiere settentrionale (collegati da una strada terminante con due porte, Porta Marina Sud e Porta Marina Nord) e l’acropoli. All’interno delle mura sono presentialcuni edifici di età ellenistica ed imperiale. Risalgono all’età romana le Terme Adrianee, edificio pubblico formato da un criptoportico a tre bracci, sede forse della scuola medica, palestra del culto imperiale, la Masseria Cobellis, altro edificio su due livelli con ninfeo e vasca.

PALINURO

Terra di antichi miti e grande bellezza,Palinuro è un importante centro turistico della costa cilentana. Panorami straordinari, acque incontaminate, distese di spiagge, insenature e grotte marine attraggono estimatori e amanti della natura e del mare.

Ad accrescere il fascino di questi luoghi contribuisce la leggenda secondo la quale Palinuro deve il suo nome al nocchiero di Enea caduto in questo mare e ucciso dagli abitanti del luogo quando raggiunse la terraferma. La caratteristica principale di questa località balneare è il promontorio di capo Palinuro con la sua forma a 5 punte sovrastato dal faro e con le pareti rocciose che cadono a picco nel mare. Numerose sono le grotte che si aprono lungo la costa rocciosa e frastagliata, delle quali la più nota e visitata è la Grotta Azzurra così chiamata in quanto i raggi di sole che filtrano al suo interno creano particolari giochi di luce in virtù dei quali l’acqua diventa di un blu intenso. Altrettanto suggestive sono: la Grotta d’Argento ravvivata dai riflessi argentei che assumono le pareti, la Grotta dei Monaci in cui le stalattiti sembrano monaci in preghiera, la Grotta delle Ossa con le pareti incrostate di ossa umane ed animali del Quaternario. A differenza delle grotte raggiungibili solo in barca, alle spiagge si giunge anche a piedi. Da non perdere, la spiaggia delle dune fossili in località Saline, la spiaggia dell’Arco Naturale e la spiaggia della Marinella.

IL PARCO NAZIONALE DEL CILENTO

Il Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano comprende un territorio di circa 180.000 ettari (è il secondo parco Nazionale più esteso d’Italia) delimitato a nord dalla piana di Paestum, a est dal Vallo di Diano, a ovest e a sud dal mar Tirreno.

Il Parco iscritto nella lista Unesco del Patrimonio Mondiale dell’Umanità ed elevato a riserva di Biosfera MaB (Man and Biosphere), è considerato “santuario della natura” e “paesaggio vivente” in quanto raro incrocio di civiltà, specie naturali e popoli. Magnifico risultato dell’opera combinata della natura e dell’uomo, il Parco si caratterizza per la presenza di ambienti costieri, montani e vallivi, per la ricchezza straordinaria di vegetazioni, per un elevato grado di diversità biologica della specie e per le eccezionali tracce di storia che dal Paleolitico arrivano fino ad oggi. Coste incontaminate, falesie rocciose, alture dall’aspra bellezza, sentieri, corsi d’acqua, grotte misteriose, accrescono il richiamo di questi territori, luogo ideale per un rigenerate viaggio nella natura alla (ri)scoperta di un patrimonio dall’inestimabile valore.